La mia prima volta, in Brasile

Ne avevo sentito parlare, degli sciamani. Sapevo del loro ruolo nelle società, più o meno, e la loro figura mi affascinava: ma infondo, li consideravo un’eredità antica, circondata più da leggende che da verità. Mi si diceva che ormai fossero in via d’estinzione, ridotti ad essere considerati, nel mondo moderno, medici di seconda classe: utili solo a chi non trova altra strada, per risolvere i propri problemi, se non quella di affidarsi all’occulto. Eppure mi incuriosiva l’idea di incontrane uno e mi ero quasi decisa a partire per il Perù, per andare a cercare un’antica saggezza che non trovavo né dentro né fuori di me. Ma il massimo che mi aspettavo (forse per non rimanere delusa), era di vedere uno sciamano allo stesso modo in cui, in un viaggio negli States, si può incontrate un vecchio discendente di un capo indiano, parcheggiato in una riserva, magari che vende souvenir. La vita invece scelse per me un’altra destinazione, e mi fece un primo piccolo regalo.

Nel gennaio del 2006 arrivai in Brasile. Tre mesi zaino in spalla che avrebbero cambiato la mia vita, e non solo per l’incontro sciamanico, che fu un piccolo semplice seme piantato dentro di me. Tra le tante e belle tappe di viaggio, ci fu una più speciale di tutte: non posso dire di “essermi sentita a casa” né di aver trovato il posto dove costruire la mia vita, o almeno dove viverne una parte (anche se, il pensiero l’ho fatto). Ma quel piccolo villaggio mi affascinò come nessun altro luogo. Caraìva: una lingua di sabbia distesa al sole, tra l’acqua placida di un fiume tropicale e le onde dell’oceano, accompagnate da un vento incessante e dal rumore del loro infrangersi, enormi, sulla spiaggia. Già il paesino era qualcosa di completamente “fuori dal mondo”, almeno da quello che conoscevo. Ma leggendo pagine di guide turistiche e descrizioni di manuali salvati nella piccola biblioteca costruita sulla sabbia, avevo scoperto l’esistenza, nella foresta che iniziava alle spalle della spiaggia, di una villaggio dove ancora vivevano gli Indios, seguendo – per quanto potevano – le proprie tradizioni.

Con lo zaino e le indicazioni datemi a voce da alcuni pescatori del villaggio, mi misi a camminare lungo la spiaggia, certa di trovare il sentiero giusto. Sette ore dopo era calata la notte, io ero nel nulla e la spiaggia davanti a me scompariva in un fiume che, enorme, si gettava nell’oceano. Camminata finita. Per fortuna un barcaiolo mi raccolse e mi portò dall’altra parte del fiume, per dormire in un’amaca di una splendida, semplicissima, piccola pousada sul mare: quattro pali, due zanzariere e poco di più. Ma su una delle spiagge più belle che io abbia mai visto, come avrei scoperto all’alba del giorno dopo. 8-spiaggia

Nuove indicazioni e il viaggio riprese: questa volta trovai il sentiero e, senza sapere se fosse davvero quello giusto, camminai avanti, avanti e avanti… fino ad intravvedere i tetti delle capanne di Barra Velha, aldeìa di competenza degli Indios Pataxò. Era come aver raggiunto la Mecca! 1-brasile.jpgNiente affittacamere né bar o ristoranti: ad ospitarmi, una famiglia la cui donna di casa preparava, la mattina, il pane da vendere. 2-bahia

Ero talmente curiosa, quasi incredula di essere in un luogo così, che la prima giornata la passai tutta a camminare su e giù, percorrere ogni sentiero sabbioso, sbirciare dentro le capanne, visitare la piccola scuola, il mercato, vedere la danza tribale e poi finire, la sera, nella “balera” improvvisata a suon di forrò: una mistura esotica di esperienze brasiliane.

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images Mille foto, che spero a breve di recuperare dai miei vecchi archivi: mille chiacchiere con le persone del posto, nel mio divertente brasiliano stentato. E alla sera esplose la febbre. Altissima, potente, mi trivellava la testa e mi rivoltò completamente: non potevo né bere né mangiare, il mio organismo non riusciva a tener dentro nulla. La signora mi mise a letto, e iniziò il penoso su e giù dalla camera al gabinetto, sistemato del giardino. Le zanzare di solito insopportabili, erano l’ultimo dei miei problemi. Colpo di sole, disidratazione potente. A chilometri e chilometri da un centro medico anche di fortuna, senza telefono naturalmente. Di Internet neanche l’ombra. E mentre l’alba faceva volar via le zanzare ed io mi sentivo un pupazzo di pezza malandato, entrò in camera un uomo piccolo con un grande sorriso. Mi porse una tazza, con dentro un liquido nero e fumante, che immaginavo essere una specie di tè. Amarissimo. Oltre ogni sapore amaro che io avessi mai provato: pensavo che avrei vomitato anche quello, invece il mio corpo iniziò a collaborare. Forse meno di un’ora dopo, ero del tutto guarita. 

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Per ringraziare lo sciamano lo andai a trovare nel pomeriggio: mi accolse con lo stesso sorriso semplice e diretto, che si esprimeva non solo sulle labbra ma soprattutto attraverso gli occhi. Vicino a lui, la moglie: tanto cicciottella lei quanto magro lui, ma altrettanto sorridente, entrambi vestiti e ricoperti di poche stoffe, foglie e ciondoli. Seduti nella piccola capanna, mi spiegarono quel che significa sciamanesimo raccontandomi di bacche, di piante sacre, di riti legati al fuoco e al fumo e di ciondoli propiziatori. La donna fabbricava braccialetti e orecchini di semi: ognuno con la sua funzione, ognuna con il suo potere, come le tisane e gli infusi preparati con radici e foglie della foresta. Io capii quel che ero in grado di capire: poco o niente. Ma uno di quei semi, con il suo potere, rimase dentro di me: e se il braccialetto ricevuto in regalo mi accompagnò solo per parte del mio viaggio, il seme piantato nella mia anima rimase latente per anni nella mia interiorità, fino a quando un libro capitò nelle mie mani: ma questa è un’altra storia. Intanto, il primo regalo, l’avevo ricevuto: quello della fiducia. Nella natura, nel potere delle piante e nella semplice saggezza dei curanderos. Lo sciamanesimo mi aveva segretamente conquistata.

L’articolo che racconta del mio viaggio a caraìva e Barra Velha è stato pubblicato su Putovanje za dvoje (magazine croato) e su Mondointasca.org:

Anima India a Barra Velha. Sette chilometri separano Caraìva, paesino situato su una delle spiagge più affascinanti di Bahia, da Barra Velha, l’“aldeia mae” (villaggio madre) degli Indios Pataxò. Ore di cammino per lasciare la “civiltà” e incontrare un’antica comunità indigena di

Le immagini sono state scaricate dal web: mi scuso per le piccole dimensioni. Al più presto verranno sostituite dalle foto originali in alta definizione.

 

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Festeggiare i 40 con una torta vegan

Si dice che dopo i 40 la vita ricominci e che, soprattutto per le donne, sia un po’ come rifiorire. E per rifiorire, ci vuole il sole: meglio ancora se quello di primavera, che ho la fortuna di assaporare ad ogni compleanno, il primo marzo, mentre l’inverno si accinge ad andarsene e la stagione dei fiori si prepara a spuntare.

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Un ottimo periodo per rigenerarsi, anche con il cibo: la primavera è, insieme all’autunno, la fase dell’anno più indicato per purificarsi. E, naturalmente, mangiare bio e vegan è molto indicato per far fronte alla tipica stanchezza primaverile, soprattutto se si dà la giusta attenzione a cibi energetici come la frutta secca.

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Per mia fortuna, il compleanno lo festeggio in tempo per potermi ancora dedicare qualche strappo goloso sulla scia delle feste invernali, e soprattutto del carnevale: ma per non appesantire la festa e godermi una fetta di torta in più, quest’anno ho scelto una versione vegan della classica al cioccolato con un tocco di mandorle. Il sapore perfetto per coccolare la bambina che, dentro di me – nonstante i quarant’anni – mi fa sempre compagnia, senza dar bada al tempo che passa!

Torta vegan & light al cioccolato e mandorle 

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200 gr di farina bianca o integrale
15 gr di fecola
150 gr di zucchero
1 bustina di lievito (cremor tartaro)
40 gr di cacao amaro
50 gr di mandorle
80 gr di olio di mais
250 gr di latte di soia o riso
un pizzico di sale

Preparazione

Unire tutti gli ingredienti “secchi” in una ciotola capiente: la farina, la fecola, lo zucchero di canna, il lievito per dolci (meglio se setacciato), il sale, il cacao amaro in polvere e la farina di mandorle e amalgamare. Aggiungere poi il latte di soia e l’olio di semi di mais, continuando a mescolare fino ad ottenere una crema densa e senza grumi. Versare l’impasto in uno stampo ben oliato (o ricoperto da carta di forno) ed infornare a forno preriscaldato a 180°C: il tempo di cottura è di circa 30 minuti (controllate con lo stuzzicadenti!) Una volta pronta, la torta va lasciata raffreddare su una gratella; prima di servire, decorare con qualche mandorla o con una spolverata di cacao dolce.

Ancora uno strappo alla regola prima della stagione dedicata al detox: se volete brindare con qualcosa di assolutamente delizioso, versate in piccoli bicchierini un liquore al cioccolato: vi consiglio quello gustoso e denso prodotto artigianalmente dalle Fattorie Cilentane. Ha dato il giusto tocco d’allegria al giorno del mio compleanno!

Liquore-al-cioccolato
Chocolate Liqueur
La ricetta è stata tratta dal blog My personal trainer (sul quale si può anche vedere il video della preparazione!); l’immagine della torta 40 da ilblogdicuciniamo; l’immagine del liquore alla cioccolata, da copyblogger 

 

La colazione row di frumento fresco

…continuano gli approfondimenti della serie INACIDITO? FATTI UN DETOX!

Gli uomini si sono nutriti con il grano, e in genere i cereali, per millenni. Per lungo tempo utilizzavano una miscela di grani crudi. Le pagnotte sono apparse solo molto più tardi e si cuocevano utilzzando tutte le parti dei chicchi di grano, almeno fino al 19esimo secolo. Poichè il pane non dura molto però, se preparato con farina integrale, con l’avvento delle grandi città l’industria alimentare si è ingegnata per creare dei prodotti – e dunque anche pane – che durassero il più possibile. Uno dei tentativi – rivelatosi un successo dal punto di vista del mercato – è stato quello di rendere il pane più duraturo utilizzando la farina bianca. E visto che, la parte del grano che “invecchia” rapidamente è il germoglio, nel processo di raffinazione è stato tolto, insieme alla parte più esterna del chicco. Ma sono queste le parti che racchiudono dentro di sè la maggior parte del nutrimento: quel che resta, di nutriente ha assai poco, ed invece contiene parecchio  glutine.

spighe di grano
spighe di grano

A raccontarlo è il dottor Max Otto Bruker, non un vegano all’ultima moda, ma un medico tedesco, nato nel 1909 e morto nel 2001, famoso per aver proposto una dieta a base di cibi intergrali e preferibilmente crudi. I risultati di una dieta crudista – se a base appunto di cibi integrali e biologici – a mio parere è indubbia: ma se, come me, non ve la sentite di diventare seguaci del signor Otto, aprofittate almeno della colazione per dare all’organismo una dose di nutrienti veri, sani, direi “primordiiali”.

LA RICETTA

di

frumento fresco

una versione di fine estate della colazione a base di frumento fresco
una versione di fine estate della colazione a base di frumento fresco

Per preparare la colazione del dott. Bruker dovete dotarvi di un macinino, meglio se a mano, come quelli da caffè. (un’ottima idea per “riciclare” il vostro macinino, ora che – nel periodo detox – il caffè lo avete eliminato!). La sera, prima di prepararsi per andare a letto, è il momento migliore per macinare tre cucchiai di chicchi di frumento oppure misti, di frumento e segale. Dopo averli macinati, aggiungete acqua fredda fino a coprirli abbondantemente (ma non troppo!): mescolate e lasciate riposare per 12 ore. Al vostro risveglio, basterà aggiungere frutta fresca a pezzetti, succo di limone, un cucchiaino di miele e frutta secca: oltre ad essere molto buona, più sana e molto più economica di qualsiasi muesli o corn flakes, questa colazione vi farà arrivare a pranzo senza sentire il buco nello stomaco e darà al vostro corpo (e alla vostra mente) un’energia senza residui tossici, che vi farà stare meglio giorno dopo giorno!

P.S. la ricetta dà ottimi risultati a chi soffre di stitichezza!

Il libro del dott. Bruker
Il libro del dott. Bruker da cui è stata tratta la ricetta

Il buongiorno si vede dal limone

…continuano gli approfondimenti della serie INACIDITO? FATTI UN DETOX!

Il periodo migliore per detossificarsi è il cambio stagione: autunno e primavera sono i periodi in cui l’organismo risponde meglio e si purifica più facilmente. Quindi, a settembre, insieme al costume da bagno e alle infradito, mettete via tutto ciò che crea acidità nel vostro organismo: in due parole, le proteine animali. Il perchè lo troverete ampiamente spiegato nei libri e magari ve lo racconterò in uno dei prossimi “riassuntini” (… post, oggigiorno si dice post.) Intanto, fidatevi (se ne siete capaci!): con questi accorgimenti, che non si limtano solo al cibo, arriverete a Capodanno più in forma che mai!

Dal buongiorno alla buonanotte, una serie di post per 24 ore in stile detox

Lemon detox
Lemon detox

 

IL BUONGIORNO SI VEDE DAL LIMONE

Mattina presto. Sappiate che a seguire questi consigli potreste scatenare degli effetti collaterali, come ad esempio svegliarvi senza sveglia e prima del solito. E addirittura di buon umore: ma queso non ve lo posso assicurare. Posso però assicurarvi che per iniziare la giornata nel modo migliore basta un limone. Bere un bicchiere di acqua tiepida con limone spremuto di fresco, abbassa drasticamente l’acidità del corpo. Ancora prima sarebbe auspicabile lavarsi i denti, e soprattutto la lingua: utilizzando il pulisci-lingua vedrete quanti batteri eliminerete dalla bocca! Tenete presente che se non li eliminate resteranno a farvi compagnia all’interno dell’organismo e non sempre i batteri sono simpatici. (N.B. è importante lavare i denti prima e non subito dopo aver bevuto l’acqua e limone: quest’ultimo infatti rende più delicato lo smalto e si corre il rischio di rovinare i denti spazzolandoli; quest’effetto del limone si esaurisce comunque in pochi minuti).

Un buon modo per proseguire è quelo di svegliare il metabolismo: gli amanti dello yoga all’alba lo san bene, mettere in moto il corpo e risvegliare lo spirito, ti cambia la giornata: sono sufficenti (=meglio che niente) alcuni Saluti al Sole, i 5 tibetani o, per chi è a digiuno di pratiche del genere, diciamo che può andar bene “fare il gatto” e stiracchiarsi un po’. Almeno dieci minuti, un quarto d’ora.

Morning Yoga
Morning Yoga

A colazione è fondamentale – a mio parere – rinunciare al caffè: annullereste in un paio di sorsi tutto il beneficio basico del limone.

e la giornata diventa green
e la giornata diventa green

Meglio il tè verde senza zucchero (rigorosamente bandito quello bianco, da evitare in questa fase anche quello grezzo “di canna” e assolutamente da dimenticare dolcificanti vari, tranni la stevia): se lo volete proprio dolcificare aggiungete il miele, na solo quado il tè sarà ormai tiepido.

Finalmente si mangia! L’avrete sentito dire un migliaio di volte: “colazione da re, pranzo da principe e cena da…”. Ed è vero. Quindi mangiate parecchio: per prima cosa, a digiuno, un qualsiasi frutto oppure uno smoothie o una centrifuga che fanno tanto trendy 🙂 Poi, tocca ai cereali, in qualsiasi forma vogliate. Pane, corn flakes e simili, fette biscottate, biscotti, creckers… oppure porridge. L’importante è che variate il cereale base il più possibile (non esiste solo il grano…) e che tutti i prodotti – meglio sempre, ma almeno in questa fase detox – siano biologici, integrali e senza grassi e zuccheri aggiunti. Quindi sì al miele bio anche da spalmare sul pane; vanno bene le marmellate senza zucchero; da escludere il burro, che fa bene solo ai bambini in fase di crescita. Abbondate invece con la frutta secca: non fatevi spaventare dalla storia che è iperclorica, a colazione e a merenda va bene. Ed è ricchissima di minerali, assolutamente indispensabili. Per annaffiare i cereali e/o il muesli o per bere qualcosa al posto dell’abbandonato caffelatte, optate per latte di riso, soia, nocciola, mandorle… Meglio tutto biologico e senza zucchero!

frutta, porridge & frutta secca a colazione
frutta, porridge & frutta secca a colazione

Nel prossimo post, la ricetta per una colazione tutta salute, energia e gusto.

Da preparare senza fornello!

INACIDITO? FATTI UN DETOX!

Credevo di stare bene. E poi ho scoperto che ero inacidita… e non solo per le rispostacce che a volte mi scappavano! Forse è successo anche a voi: credere di essere più o meno in forma e poi ricevere dei messaggi dal proprio organismo e scopire che così non è. A me è successo quando, bloccata a causa da un braccio rotto – che non a caso, era il destro – ho avuto il tempo di dedicarmi a quei disturbi che solitamente, nelle corse quotidiane tra lavoro-famiglia-casa-amici-hobby-eognitantosidevedormire… vanno trascurati senza pietà.

Così ho scoperto che i dolori a mano e piede sinistri, altro non erano che artrite psoriasica. Erano, perchè tutti i sintomi sono scomparsi e la malattia autoimmune (a detta dei medici tradizionali, incurabile) se ne sta silenziosa e innocua. O magari è scomparsa. Fatto sta, io sto meglio, molto meglio. E il risultato l’ho ottenuto con quella che io chiamo amichevolmente la mia tortura detox… ma non spaventatevi: è una tortura solo se la volete vedere così, come ogni “dieta” che si rispetti. Se invece sarete capaci di provarla, invece che di immaginarla soltanto, e se avrete la costanza di andare avanti per più di qualche giorno… vedrete i risultati. E, soprattutto, scoprirete che non è poi così tremenda: anzi, può essere addirittura divertente. E comuqnue sia, il gioco vale la candela!

time to detox
time to detox

Prima di elencare, nei prossimi giorni e nei prossimi post, le buone regole anti-acidità, ci tengo a farvi sapere che questa non è farina del mio sacco. Faccio la giornalista, non la dietologa…

wellbeing journalism
wellbeing journalism

Quindi, per affrontare la mia diagnosi in modo costruttivo, pima di tutto ho studiato, letto, confrontato. Una volta fatti i miei “riassuntini” – all’università ero famosa per i riassunti di tomi infiniti – ho creato una approccio personalizzato alla questione de-tossificazione che ho scoperto essere la causa di (quasi) tutti i mali. Ed ora ho il piacere di condividerli con chi, come me, sta cercando la propria personale alchimia del benessere!

Nei prossimi post, ricette, approfondimenti, curiosità e consigli della serie DETOX. Per un autunno all’insegna della leggerezza!

N.B.

Tutti i suggerimenti, le osservazioni e informazioni date in questo blog, in particolare tutto ciò che abbia a che fare con argomenti di alimentazione, malattia, cure e rimedi… sono da considerarsi dei semplici consigli dati a titolo personale: come detto sono una giornalista, non un medico nè una dietologa. I post sono frutto di ricerche e letture; ma non potendo assicurare la giornalistica “verifica delle fonti” – come potrei verificare che quel che scrivono gli autori nei vari libri o blog vero? Con tutte le polemiche, informazioni e controinformazioni che esistono su questi argomenti… – scrivo in buona fede e nella maggior parte dei casi, provo in prima persona ciò che racconto. E non sono masochista. Quindi, se vi volete fidare… provate anche voi: avrò il piacere di ricevere i vostri commenti e confrontare le relative esperienze!

SE QUALCHE INFORMAZIONE DOVESSE ESSERE ERRATA, ME NE SCUSO: PRENDERO’ IN CONSIERAZIONE OGNI COMMENTO ED OGNI SUGGERIMENTO, SOPRATTUTTO DA PARTE DEGLI “ADDETTI AI LAVORI” 🙂

Alla fine dei post di questa serie, pubblicherò la bibliografia dei testi che ho consultato: ve li consiglio spassionatamente, a me hanno cambiato la dieta. E, in parte, la vita!

bibliografia
bibliografia

Yoga in Carso, arriva la tanto attesa seconda edizione!

Yoga by Joseph
Yoga in Carso by Joseph

Uno dei più belli e antichi ostelli della Slovenia; la cucina carsolina incredibilmente rivisitata in versione vegan; massaggi ayurvedici; camminate silenziose e meditazioni nel verde; pranayama al profumo di lavanda; introspezione in chiave Gestalt; e un po’ di sano (e volontario) karma yoga. Tutto sotto l’amorevole guida di Jan che chiamano maestro ma che non ama sentirsi tale: il weekend di Yoga in Carso anche quest’anno vi offre la possibilità di tornare dalle vacanze davvero rigenerati, di protrarre i benefici estivi o di smaltire prima e meglio eventuali bagordi di ferragosto…

L'ostello della gioventù di Pliscovizza, a pochi km da Trieste
L’ostello della gioventù di Pliscovizza, a pochi km da Trieste

C’è un solo motivo per il quale io, personalmente, quest’anno non partecipo: l’insegnante di yoga è il mio compagno e mentre lui lavora, qualcuno deve pur stare con i bambini! 😉 Quindi, fatemi un piacere personale: se avete tempo, andateci voi al posto mio. Che poi mi raccontate come è andata! E magari il prossimo anno mi attiverò per tempo affinchè venga organizzato, contemporaneamente, un “weekend per bambini” dedicato ai più piccoli. Chi si offre per insegnare yoga ai bambini?

Yoga in Carso (edizione 2014)
Yoga in Carso (edizione 2014)

Alcune informazioni:

l’arrivo dei partecipanti è previsto entro la sera di giovedì 10 settembre, alle ore 18, in tempo per un aperitivo di benvenuto. Le attività si concluderanno domenica 13 settembre nel pomeriggio.

Cliccando Yoga in Carso – l’evento su Facebook potete accedere all’evento mentre il programma dettagliato, le modalità di iscirizione e pagamento e tutte le informazioni necessarie le trovate nell’articolo Bora.la presenta il corso Yoga in Carso, che condivido volentieri: descrive in dettaglio le attività previste e la (splendida) location. Leggendo le recensioni della scorsa edizione e sbirciando tra le fotogallery, vi verrà voglia di dedicare quattro giornate a voi stessi! E magari, scoprirete qualche buona abitudine che vi terrà compagnia tutto l’anno, fino alla succesiva edizione di Yoga in Carso – edizione 2016. Stay tuned, non solo a questo blog per restare aggiornato… ma a te stesso e alla pace che regna – nascosta – dentro ognuno di noi 🙂

A Zara tra biciclette e riflessologia plantare. Dopo un festival di musica trance

Il modo migliore per concludere l’estate è quello di festeggiare ad un festival di musica trance e poi regalarsi un weekend di sport e relax. Magari in Croazia, tra l’entroterra di Zara e la costa dalmata.

lost theory 2015 main stage
lost theory 2015 main stage

Furgoni colorati, biciclette, rasta, cibo vegano. E tanta musica. Il Lost Theroy Festival è un pianeta parallelo, dove conta solo ballare: ballar via ogni tensione, preoccupazione, dolore e ritrovarsi a ridere in buona compagnia. Questo dovrebbe essere, o almeno lo è per me. Ed anche se, ad un primo sguardo superficiale, può non sembrare “solo questo”, il festival psichedelico è un’ottima occasione anche per fare yoga, meditare, partecipare a workshop di yoga e sciamanesimo – di Einat Freedom e conferenze dedicate alle medicine tradizionali; per poi finire a bere chai indiano mangiando polpette vegane. Ho fatto yoga addirittura io, che lo ritengo utilissimo e affascinante, ma a casa sono troppo pigra per praticare.

vegan ayurvedic-food_lostheory
vegan ayurvedic-food_lostheory

Dopo tre giorni di campeggio free, bagni nel fiume e notti di balli sotto funghi giganti che credevano di essere dei gazebi, ho preso un pullman per Zara:

main stage di notte
main stage di notte

il festival si svolgeva vicino Gracac, nell’entroterra della provncia zaratina. La mia prossima meta era il mare, quello di Zara, dove Hitchcock ha dichiarato di aver visto “il più bel tramonto al mondo”.

Tramonto, Zara by bike
Tramonto, Zara by bike

Zara in bicicletta – TheLadyBike, il resoconto di una Zara by bike, nell’artcolo scritto per il Blog d’Autore di Repubblica, A ruota libera. Vi racconto una città fuori dalle mura, una gita in bicicletta tra le colline e le spiagge meno frequentate. Per poi concludere la giornata ascoltando la musica delle onde, quella che risuona dall’Organo Marino costruito a pelo d’acqua sotto la scalinata della Riva. Un gelato al maraschino e una notte ecnomica e trendy, all’Hostel Forum, giusto un passo dal sito archeologico del Foro romano, in pieno centro.

una stanza condivisa all'Hostel Forum
una stanza condivisa all’Hostel Forum

L’escurisione è organizzata dai ragazzi dello Zzuum, agenzia di incoming specializzata in vacanze attive e cicloturismo in particolare. Noleggiano le bici e gestiscono un bel caffè in centro, il Café Royal; per chi preferisce il fai-da-te, nleggiano semplicemente biciclette.

i dintorni di Zara in bicicletta
i dintorni di Zara in bicicletta

La giornata seguente, complice la pioggia, l’ho trascorsa nel wellness firmato Falkensteiner, dell’Hotel Iadera: uno scrub al sale (veramente a km zero), un massaggio decontretturante con l’olio essenziale di lavanda e un trattamento di riflssologia plantare. Della quale vi vorrei raccontare in uno dei prossimi post: dopo aver sbloccato ogni contrattura, sembra di cammiare sulle nuvole! E un po’ di lusso dopo tanto frikkettonare, ci sta 😉

zona relax, wellness & spa Iadera
zona relax, wellness & spa Iadera

Ho molti difetti. E sono pure vegana!

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Noi vegani qualche volta tendiamo ad essere un po’ troppo perfetti. Io no, per (s)fortuna mia: vegana lo sono come e quando riesco, felice di aver cambiato vita, e non solo dieta. Perché il cibo è il primo passo: poi (prima dopo o durante…) arriva anche tutto il resto. Tutto cosa? Tutto quello che serve a stare bene. E allora si scopre l’ayurveda, lo yoga, la meditazione ma anche lo sciamanesimo e tutti i trattamenti wellness che – meraviglia delle meraviglie – fan bene all’immateriale e al materiale insieme, ad anima e corpo contemporaneamente! E sono incredibilmente piacevoli.

yoga & wellness
yoga & wellness

Come, quando, dove, perché (e da non tralasciare, con chi): in questo blog, esperienze vissute in prima persona da una quarantenne che ha deciso di volersi bene.

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